Piano cottura ad induzione

Può essere interessante analizzare i vari aspetti riguardanti i piani di cottura a induzione; intanto approfondiamo cosa sono e come funzionano: i normali piani cottura a gas metano trasmettono calore grazie alla combustione del gas, sprigionando fiamma; al contrario i piani a induzione sono dotati di particolari bobine che generano un “campo elettromagnetico”, tipo quello di una calamita ad esempio. Questo campo elettromagnetico non trasmette calore ma fa vibrare le molecole ferrose del recipiente che vi è appoggiato, facendolo scaldare; infatti il recipiente ferroso si scalda, mentre se toccate la zona di appoggio, non sentite alcun calore e non vi bruciate.

Tali piani vengono inseriti sempre più spesso nelle cucine perché presentano indubbi lati positivi, quali:

  • l’elevato rendimento;
  • la conseguente riduzione dei tempi di cottura;
  • una estetica accattivante e la facilità di pulizia.

Sono inoltre molto spinti da alcune insegne della grande distribuzione, più in sintonia con realtà estere e non calibrate sulle specificità italiane.

Tutto bene, dunque? No! Ci sono notevoli controindicazioni.

1) Costo della bolletta elettrica

In Francia, Svizzera, Germania i piani di cottura sono tutti ad induzione, perché in quei paese l’energia elettrica costa pochissimo; il nostro paese ha fatto invece la scelta “gas metano” e i costi dell’energia elettrica sono notevoli.

La bobina che genera il campo magnetico funziona ad energia elettrica e un piano ad induzione anche a sole quattro zone di cottura, ha un assorbimento minimo da 6,4 a 7,2 KW. Per uso familiare, noi usiamo fare contratti da 3 kw, ad esagerare da 6kw e si capisce che anche andando con due zone di cottura e al minimo, basta accendere un altro elettrodomestico che si va a provocare un picco di consumo oltre la potenza installata; i nuovi contatori enel non fanno più saltare il salvavita, ma registrano i picchi di assorbimento, fino a quando il gestore non decide di adeguare la tariffa applicata agli effettivi livelli di consumo; allora il piano a induzione viene venduto con il limitatore di assorbimento a 2,8 kw: è come comprare una auto con 150 cavalli e poterne usare solo 70 su strada; tuttavia 2,8 kw più l’assorbimento di altri elettrodomestici, forno, lavastoviglie, ferro da stiro, microonde ecc. superano facilmente il limite del contratto più diffuso da noi.

2) Si devono usare solo recipienti appositi

Si diceva che il campo magnetico fa vibrare le molecole ferrose; non si possono usare quindi recipienti in coccio, rame, alluminio e altri metalli non ferrosi, per la semplice ragione che non scaldano.

3) L’inconveniente della condensa

Specialmente in caso di cottura prolungata e/o con forte produzione di vapore (tipico il caso della pentola d’acqua per la pasta), si può manifestare l’inconveniente della condensa.
Il processo fisico che determina la condensa si ha quando il vapore che fuoriesce dalla pentola, trova una differenza di temperatura tra vapore stesso e le superfici dell’ambiente circostante con cui viene a contatto, come cappa, pensili e fianchi, creando le fastidiose goccioline, ovvero la condensa.
Nel caso del piano cottura a gas, la fiamma riscalda per irraggiamento anche l’ambiente circostante, quindi il vapore che fuoriesce dalla pentola, trova una bassa differenza di temperature e tende a fare poca condensa. Nel caso del piano ad induzione invece, non esistendo fiamma, l’aria e i pensili della cucina rimangono “freddi”; il vapore, fuoriuscendo dal recipiente, trova una alta differenza di temperatura, creando molte goccioline. Inoltre la fiamma di un piano cottura a gas, tende a creare una corrente ascensionale di aria calda che agevola il flusso dei fumi verso l’aspirazione della cappa.
A questa situazione si può in parte ovviare, non eliminare, con alcuni accorgimenti che il venditore professionale non mancherà di suggerire al proprio cliente.

4) Il costo dell’apparecchio

Proseguendo nel paragone automobilistico, un apparecchio ad induzione costa molto di più di un piano cottura a gas, così come il diesel costa più di un benzina; il risparmio nell’uso quotidiano, che dovrebbe compensare il maggior costo, è molto aleatorio, come abbiamo argomentato nel paragrafo “costo della bolletta elettrica”.

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